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Drafo

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  1. Inizia oggi il primo numero della rubrica a tinte bordeaux-celesti: "Sono all'Aston Villa perché...", un excursus incentrato sui protagonisti dei Villains del presente e del futuro. Abbiamo deciso di inaugurare l'iniziativa con uno dei pupilli di coach Youtouchmytralalà: il capitano della squadra Gylfi Thor Sigurdsson, altrimenti noto come il "Beckham islandese". Gylfi nacque il 26 settembre 1989 nella gelida Reykjavík, capitale dell'Islanda, un'isoletta sperduta tra le acque dell'Oceano Atlantico. L'Islanda non è mai stata un bacino fertile per il calcio europeo, vuoi perché la "febbre del pallone" vent'anni fa era sostanzialmente inesistente, vuoi per lo scarso numero di abitanti complessivi (basti pensare che l'intera nazione conta in tutto meno di un terzo degli abitanti della sola Milano). Fu in quel contesto che venne alla luce Gylfi Thor Sigurdsson, bagnato da un nome che rievoca contorni da leggenda: Thor era infatti il figlio prediletto di Odino nonché una delle principali divinità scandinave, signore del tuono e del fulmine, mentre il cognome Sigurdsson è condiviso con il leggendario sovrano norreno Ragnar Sigurdsson (noto anche con il nome di Ragnar Loðbrók), uno dei più rispettati eroi dell'intera tradizione vichinga. Proprio l'epica figura di Ragnar Sigurdsson ha ispirato la recente serie TV "Vichings", la quale narra le gesta di un condottiero noto come Ragnar Lodbrok, la cui figura a sua volta strizza l'occhio a quello che fu probabilmente il più insigne dei condottieri scandinavi: Harald Hardrada, meglio conosciuto come "Harald III di Norvegia", condottiero dei temibili Variaghi di Costantinopoli vissuto nel XI secolo, la cui smisurata ambizione arrivò a far tremare tutta l'Inghilterra come mai nessun guerriero vichingo seppe fare (né farà mai più) prima di allora. Harald fallì nella sua impresa in seguito alla disastrosa battaglia di Stamford Bridge, ma le sue ambizioni sono state coronate quasi un millennio più tardi proprio da Gylfi Thor Sigurdsson: il primo scandinavo della storia a conquistare l'Inghilterra, sia pure non passandola a fil di spada bensì prendendo a calci un pallone. I piccoli, grandi miracoli di questo sport. Il nome del ragazzo venne infatti annotato sui taccuini di diversi osservatori britannici, i quali si convinsero a regalargli un biglietto di sola andata per il Paese della Regina nel 2015. Gylfi all'epoca aveva solo 15 anni, ma mostrava già un talento non comune. La sua prima, vera avventura su un campo inglese si consumò indossando la casacca del Preston End ed il 1° ottobre dello stesso anno firmò subito per il Reading, dove fu integrato in prima squadra nel 2007 al termine di un fisiologico periodo di prova nelle riserve. Da lì Gylfi venne girato due volte in prestito: prima allo Shrewsbury Town, quindi al Crewe Alexandra. I risultati furono confortanti, ed il Reading decise di confermarlo per le stagioni a venire. La scelta si rivelerà azzeccata: il giovane nordico metterà a referto 21 reti in 44 presenze stagionali, vicendo la palma come "miglior giocatore del Reading" per la stagione 2009/10 ed attirando su di sé gli occhi di diversi team europei. La spunterà l'Hoffenheim, che porterà il ragazzo in Bundesliga per 5,2 milioni di euro. In un anno e mezzo Gylfi Thor Sigurdsson riuscì a timbrare il cartellino 9 volte in 36 incontri, confermando il suo grande feeling con il goal, e le sirene inglesi tornarono a farsi sentire anche in terra teutonica. Il 2 gennaio 2012 l'allora 22enne islandese venne ceduto in prestito con diritto di riscatto allo Swansea, continuando a segnare a raffica anche in Premier League: a fine stagione saranno 7 le reti accumulate in 18 presenze complessive, un bottino degno dei migliori eroi vichinghi. Grazie alle prestazioni del giovane trequartista, su di lui si scatenò un'asta che venne vinta dagli "Hotspurs" del Tottenham, squadra da sempre attenta ai giovani talenti, che il 4 luglio 2012 acquistò il ragazzo per 10 milioni di euro. Tutte le saghe però arrivano ad un punto in cui la storia non va esattamente come vorremmo: è proprio questo a renderle così avvincenti. Per Gylfi Thor Sigurdsson quel momento si presentò nell'istante preciso in cui lo "Special Two" André Villas-Boas, allora manager degli Spurs, decise di relegare l'islandese ad un ruolo da comprimario sulla fascia destra, preferendogli come numero 10 il gioiellino danese Christian Eriksen. Gylfi divenne improvvisamente irriconoscibile: nelle sue vene scorreva il sangue vichingo dei suoi avi, una miscela di coraggio, spregiudiatezza e senso dell'avventura che lo spingeva costantemente a ricercare la razzia ed il bottino nella metà campo avversaria. Sfortunatamente per lui, le incursioni non erano più cosa sua: relegato ai margini del gioco, intrappolato in una posizione così tragicamente distante dalla gloria della conquista più sublime, Gylfi Thor Sigurdsson fu pervaso da una melanconia preoccupante che, a poco a poco, lo rese l'ombra di sé stesso. Al termine del biennio saranno 8 le reti messe a referto in 88 partite, condite da quattro assit: un bottino insufficiente per l'islandese di Reykjavík, che sognava di far cadere l'intera Inghilterra ai suoi piedi; per il Tottenham, anche. Sventuratamente detronizzato da un'altra gemma di origini scandinave, beffato in uno scontro fratricida che l'aveva voluto perdente in partenza, Gylfi - come impone la tradizione della narrativa epica - decise di tornare alle origini per ritrovare sé stesso. Così il suo sguardo si spostò nuovamente in direzione del Galles, verso quello Swansea che, solamente un anno e mezzo prima, gli aveva permesso di sfoggiare tutto il suo talento dinanzi agli occhi del mondo intero. Fu il 23 luglio 2014, tra lo scetticismo generale, che iniziò la seconda parte di questa storia: la rivincita di un guerriero vinto sì dal Fato, ma assolutamente determinato a riprendersi quanto la sorte gli avveva indebitamente sottratto. Perché forse, in fondo, al Tottenham sapevano di non avergli mai concesso realmente una possibilità; presto se ne sarebbero resi conto anche loro. Con la casacca dei Cigni, il brutto anatroccolo dal sangue norreno rinacque: 7 reti e 10 assist in 32 presenze nella stagione 2014/15 (delle quali una rifilata proprio a quel Tottenham che solo l'annata prima l'aveva così frettolosamente ripudiato), addirittura 11 centri e 2 assist in 36 presenze l'annata successiva. L'Europeo 2016 lo confermerà eccezionale anche con la maglia della Nazionale islandese, che sorprenderà per tutta la rassegna arrendendosi solo ai Quarti alla Francia padrona di casa (nemmeno a doverlo specificare, Sigurdsson risultò il miglior marcatore dei suoi tra qualificazioni e fase finale). Era ormai chiaro a tutti: Gylfi il Conquistatore era tornato. Ed i giornalisti che prima mormoravano distrattamente il suo nome, iniziarono a pronunciarlo con quell'enfasi rispettosa che viene tributata solo ai migliori. La stagione corrente è quella della definitiva consacrazione: a 27 anni quel ragazzino partito dalla calcisticamente anonima Reykjavík ha finalmente raggiungo la piena maturità, confermandosi come uno dei diamanti più brillanti di tutta la Premier League, numeri alla mano: -28 presenze -8 goal (17° a parimerito con Giroud, Walcott e Pedro) -11 assist (miglior assistman del campionato) -206 cross andati a buon fine (miglior crossatore del campionato davanti proprio ad Eriksen con 200 e De Bruyne con 190) -11,3 km percorsi di media a partita -5° per numero totale di tiri verso la porta e 2° per tiri nello specchio (un 45% di precisione al tiro che lo vede davanti a mostri sacri come Ibrahimovic ed Aguero, fattore che diventa ancora più sorprendente considerando che la maggior parte dei tiri di Gylfi arrivano da fuori area). Statistiche che diventano ancora più impressionanti considerando che Sigurdsson da solo, tra goal e assist (19), ha determinato il 53% dei goal totali della squadra in campionato (36), e che il secondo miglior assistman dello Swansea è a quota 2. Oggi la stampa britannica è unanime nel definire Gylfi Thor Sigurdsson come il giocatore più sottovalutato dell'intera Premier League, ed anche dalle parti di White Hart Lane il rimpianto non è indifferente, come confermato dalle dichiarazioni dell'attuale manager Mauricio Pochettino ("Sigurdsson sarebbe stato perfetto per me al Tottenham [...] Avevamo 34 giocatori in prima squadra, non c'è stato il tempo di valutarli tutti. E' una vergogna, ma volte nel calcio non puoi sapere cosa succederà"). Su questo Pochettino ha ragione, non si può sapere cosa il futuro ci riservi. Ma una cosa ora è certa: tra cadute, prodezze e battaglie eccezionali, Gylfi Thor Sigurdsson è stato il primo islandese a conquistare davvero l'Inghilterra. Well done, Gylfi. O meglio: SKAL! Glyfi completa la frase "sono all'Aston Villa perché...": "Perché sognavo di conquistare l'Inghilterra, e oggi sono il Re di Birmigham. Direi che è andata bene, no?". Il commento di coach Youtouchmytralalà: "Qualche mese fa mi chiesero per quale ragione mi piacesse così tanto Sigurdsson. Risposi che era lunga da spiegare, ma in fondo per capirlo basta guardarlo giocare a calcio".
  2. Quanto ho odiato quella partita, in anni di SM mai successo di comprare un giocatore chiave (pagandolo peraltro non poco) e vederlo infortunarsi per 5 mesi venti minuti più tardi perché un pirla non ha saputo digerire sei schiaffi lol. Bella squadra comunque, mercato parecchio movimentato!
  3. Finita la sessione di calciomercato invernale, qui a Birmingham sono cambiate moltissime cose. Abbiamo sentito di voler concludere alcune trattative rischiose ma potenzialmente ottime per diverse ragioni, rivoluzionando molte dinamiche dell'11 titolare e dei relativi sostituti. Ecco la nuova formazione di partenza: Jack BUTLAND Aleix VIDAL-Matthias Ginter-Armando IZZO-Mikel BALENZIAGA Nuri SAHIN-Kevin KAMPL Lazar MARKOVIC-Gylfi SIGURDSSON-Adem LJAJIC Luis MURIEL Trattativa più importante per la prima squadra: fuori Kevin Trapp e Gianluca Lapadula, dentro Aleix Vidal. Da tempo cercavamo un terzino destro già pronto, non avendo alcun sostituto naturale per Najar il quale, peraltro, è stato rotto a lungo. Abbiamo sacrificato Lapadula e Trapp decidendo di puntare fortissimo su Jack Butland, convinti che si confermerà un portiere di livello internazionale dopo l'ottima passata stagione, e sulla crescita del giovanissimo ma promettentissimo Mats Svilar. Peccato che dopo aver concluso la trattativa, Theo abbia deciso di cecchinare la caviglia di Aleix in maniera totalmente gratuita solo perché il Barça gli aveva cacciato in culo sei pere ed Aleix l'aveva saltato per tutta la partita; il terzino termina così la stagione a febbraio mentre il macellaio non s'è preso manco un rosso. Purtroppo nel calcio tentare di rovinare la carriera ad un collega è considerato meno grave di un insulto verbale. Un schifo ma è così. Aspetteremo fiduciosi la ripresa dello spagnolo nella prossima stagione. Trattativa più importante per la Primavera: fuori Samu Castillejo, dentro Alen Halilovic. La spiegazione è semplice, sono calcisticamente innamorato perso del croato. Samu è sicuramente più pronto, ma mi infastidisce terribilmente che Marcelino lo faccia giocare a tutta fascia quando in realtà lui è un'ala offensiva. Ritengo di aver dato tanto per ottenere tanto, vedremo come evolverà la situazione. Tra i prospetti più interessanti inseriti nelle nostre giovanili, citiamo in particolare: Vitinho (18, Palmeiras), Ozcan (18, Stoccarda), Mateta (19, Lione), Santiago Bueno (18, Barcellona), Luca Pellegrini (17, Roma), Samuel Kalu (18, Gent), Emmanuel Latte Lath (18, Atalanta) e teniamo sotto stretta osservazione la situazione della stellina colombiana Jorge Carrascal (18, Siviglia), comprato infortunato (abbiamo seguito l'esempio degli andalusi, che ci hanno creduto a tal punto da averlo acquistato seppure già rotto per prendersi cura del suo recupero, e chi conosce il ragazzo sa che è tutt'altro che una pazzia) nella speranza che possa riprendersi al meglio. All'inizio di marzo terminerà la riabilitazione e si potranno fare valutazioni più precise.
  4. Terminati gli acquisti, è arrivato il momento della presentazione della rosa. Ecco i nuovi volti dello Sporting Lisbona per la prossima stagione: Robert Bauer: Terzino titolare del Werder, 21 anni, giocatorino aggressivo e tenace più difensivo che offensivo. A lui il compito di far rifiatare Mario Gaspar. Clement Lenglet: Centrale titolare del Nancy e della nazionale francese Under 21, 21 anni anche per lui, comporrà la coppia di centrali di riserva insieme a Semedo. Gran fisico e ottime di doti di personalità, come dimostrato dal fatto d'essere già il capitano di una squadra di Ligue 1 nonostante l'età, è anche in possesso di una buona tecnica di base. Un giocatore di prospettiva completo in ogni fondamentale e seguito in passato anche dalla Juve, da tenere d'occhio. Jannik Vestergaard: Roccioso centralone del Borussia Monchengladbach, è il classico difensore scandinavo che pare anacronisticamente estirpato direttamente dai reparti d'élite della truppa di Harald Hardrade: fisicamente impressionante dall'alto dei suoi 199 centimetri (per un quintale circa di muscoli), Jannik non spicca certo per rapidità e qualità tecniche, ma in fase di marcatura e nel gioco aereo è una fortezza che cammina. Mario Gaspar: Giocatore adorato dal tecnico di casa, in possesso di grandissime doti atletiche e di un piede particolarmente raffinato, è il classico pendolino spagnolo molto più orientato ad offendere che a conservare il risultato (anche se nell'ultimo biennio è cresciuto molto tatticamente nella fase difensiva). Sarà il titolare inamovibile della fascia destra. Douglas Santos: Interessante prospetto dell'Hertha Berlino, 22 anni ma già discreto giramondo, nel 2015 fu nominato miglior terzino del campionato brasiliano quando militava nell'Atletico Mineiro in prestito dall'Udinese. Dopo quell'annata i pozzo fiutarono odor di plusvalenza, e Douglas sbarcò in Germania per 7,5 milioni di euro. Al contrario di Bauer, il 22enne di Joao Pessoa è il tipico tornante sudamericano che fa di velocità e tecnica le proprie qualità principali, ma finora ha dimostrato - al contrario di molti connazionali - di poter dare ampie garanzie anche in fase difensiva. Pablo Galdames: Fortissimamente voluto dal tecnico, Pablo è probabilmente la più grande speranza cilena per il centrocampo del futuro. A dispetto di una stazza non certo da corazziere, si è dimostrato un volante straordinariamente efficace in entrambe le fasi, capace di svolgere con incredibile naturalezza sia il compito di regista che quello di incontrista, anche se il suo ruolo ideale è quello di mezzala. Gran piede, ottima visione di gioco ed un'aggressività eccezionale, il 19enne dell'Union Espanola è sul taccuino di diversi club europei - Udinese e Basilea in primis - ed è fresco di convocazione in nazionale maggiore per la China Cup 2017 e del premio come rivelazione del campionato cileno 2016. I report su di lui sono entusiastici, in patria è unanimemente considerato l'erede naturale di Vidal. Personalmente lo ritengo uno dei centrocampisti più forti e completi in circolazione della sua età. Vincent Koziello: Altro pezzo pregiato del mercato dei leoni biancoverdi, Koziello è un giocatore del quale mi sono calcisticamente innamorato a prima vista: aggressivo il giusto, buoni tempi di intervento e, soprattutto, dotato di un piede particolarmente raffinato, è un centrocampista totale che si trova a suo agio in cabina di regia, ma può ricoprire con disinvoltura qualsiasi ruolo in mezzo al campo. In questo periodo non è nel suo miglior momento di forma, ma d'altronde ha solamente 21 anni ed un periodo di flessione è fisiologico. Inutile sottolineare quanto ci puntiamo per la mediana del futuro. Stefano Sensi: Altro piccoletto terribile, ennesima giovane mezzala di grande talento della nostra campagna acquisti, Sensi è un giocatore che mi ha letteralmente stregato ai tempi di Cesena: rapidità, piede, precisione, visione di gioco, il ragazzo ha tutto per fare il grande salto ed imporsi nella vetrina di Sassuolo. Quando i neroverdi recupereranno tutti gli infortunati (che sfiga stanno avendo 'sta stagione? Allucinante) ne beneficerà anche il suo gioco. Credo sia, insieme a Mandragora, uno dei centrocampisti più promettenti per l'Italia che verrà. Joe Allen: Acquistato per dare fiato alla mediana titolare, Joe è un tuttocampista che a Liverpool non era riuscito a fare il salto di qualità, ma ora sta dimostrando di essere un ottimo giocatore allo Stoke City: 5 goal e 3 assist in 16 partite, Joe sta vivendo forse la sua miglior stagione in Premier League in termini di numeri e prestazioni. Noi l'abbiamo preso per la panchina, ma non è detto che un domani, di questo passo, non possa ritagliarsi a pieno merito un posto fisso nell'11 titolare. Gylfi Sigurdsson: Semplicemente uno dei migliori trequartisti della PL per quel che mi riguarda, l'anno scorso ha salvato lo Swansea praticamente da solo con 13 reti in 36 partite, quest'anno ci sta riprovando (5 centri e 5 assist in 17 presenze) nonostante la pochezza complessiva della rosa gallese. Ci riuscirà? Non credo: gli avevano promesso una rosa all'altezza dopo la pessima stagione scorsa, aveva firmato in fiducia un quadriennale ed ora sono messi persino peggio dell'anno scorso. Risultato? Sig secondo i tabloid britannici ha chiesto la cessione, e su di lui (anche in virtù dell'eccezionale europeo disputato) si sono accesi i fari di Roma e Inter. Si tratta di un giocatore discretamente mobile, capace di svariare bene sulla trequarti più per intelligenza che per capacità atletiche, ma il suo valore sta tutto nella visione di gioco decisamente fuori dal comune ed in un piede destro semplicemente meraviglioso. Al di là dei semplici numeri - freddi come la sua Islanda - ciò che colpisce di questo 27enne sono le doti di leadership e la sua grande abilità nel cucire gioco per la sua squadra. Per una Roma orfana di Pjanic e con un Totti ormai in versione "Hillary, 'ndo stanno le pantofole?", Gylfi sarebbe un acquisto ben più che azzeccato. Oguzhan Ozyakup: Mezzala o trequartista, il folletto turco del Besiktas è un giocatore molto più rapido ed agile dell'islandese, ma in possesso anche di ottime doti balistiche e di palleggio. Per caratteristiche tecniche è un centrocampista con una spiccata vena offensiva che sa rendersi molto pericoloso in zona goal grazie agli inserimenti, ma in possesso anche di un buon tiro dalla distanza. Spero di vederlo presto lontano dalla Turchia, merita palcoscenici migliori. Ianis Hagi: Figlio d'arte, di lui si dice spesso che "è persino migliore del padre". E quando il padre è stato semplicemente il miglior giocatore rumeno della storia, la domanda sorge spontanea: è un pompato dai media o un fenomeno? Questo lo dirà il tempo, fatto sta che per ora sta convincendo tutti e le qualità tecniche non sono in discussione, basta guardarlo giocare cinque minuti per capirlo. A Lisbona abbiamo voluto dargli fiducia, speriamo che venga ripagata. Ante Coric: Ennesimo talentino sfornato dai prolifici serbatoi croati, Ante Coric viene spesso e volentieri additato in patria come il successore naturale di Luka Modric, anche se ne dovrà mangiare di pane per arrivare a quei livelli. Ora come ora si tratta di un trequartista estremamente dotato dal punto di vista tecnico, capace già di fare la differenza con giocate semplici ma efficaci all'occorrenza, pur senza trascurare il fattore estetico. Su di lui si è mosso da tempo il Liverpool di Klopp, ma dovrà migliorare la fase di non possesso per riuscire a giocare in Premier League. Per il resto, Boban che lo conosce bene ha già affermato candidamente che: "E' più forte di me quando avevo la sua età". Se son rose... Giorgi Arabidze: Lo Shakhtar aveva una rassegna di talenti in vetrina letteralmente esagerata per un'esterna, e tra tutti abbiamo scelto lui, non solo per una questione di concorrenza: qui in Portogallo siamo sicuri che si tratti di un craque. Raramente c'è capitato di vedere un piede sinistro così raffinato ed una maturità calcistica così elevata in un ragazzo di soli 18 anni, ed il fatto di averlo preso senza particolare concorrenza è dovuto esclusivamente alla mancanza di hype attorno a questo nome. Io consiglio di seguirlo perché, tecnicamente parlando, è semplicemente talentuoso da far schifo. Quando gli ucraini daranno via uno dei dodicimila trequartisti che hanno in rosa per fargli spazio, sono sicuro che se ne accorgeranno in molti. Samu Castillejo: Considerato uno dei migliori giovani di tutta la Spagna in quanto a potenziale, dopo un ottimo avvio di stagione Samu si è un po' perso per strada, anche a causa di un modulo non esattamente confacente alle sue caratteristiche: alto e magro più o meno quanto uno spaghetto (soprannominato El Fideo non per caso), questo talentuoso trequartista è chiamato a fare l'esterno a tutta fascia nel Villarreal di Escribà; non esattamente il massimo della vita, quando pesi 61 chili a secco e le cose migliori sai farle vedere dalla trequarti in su. Probabilmente, vista l'altezza, si aspettano da lui che metta su un po' di massa per poterlo sfruttare lungo tutta la corsia, ma personalmente eviterei di snaturarlo troppo: è un'ala potenzialmente fortissima proprio perché sa unire tiro, dribbling ed un'agilità estrema a dispetto del suo uno e ottanta, "appesantirlo" non so quanto possa giovare alla sua muscolatura naturale (ed in casa hanno già Pato, forse l'esempio più lampante di quanto la denaturalizzazione di un atleta possa essere deleteria nel calcio). Sta di fatto che già così ha saputo ritagliarsi uno spazio inamovibile nell'11 titolare del Submarino Amarillo (più per grinta e tenacia che per doti fisiche, lui ci prova anche a difendere, ma usato in questo modo è mezzo sprecato); noi aspettiamo di vederlo in un ruolo, e con compiti, più inclini alle sue caratteristiche prettamente offensive. Wilfried Zaha: Arriviamo ad un altro pupillo dell'allenatore, un calciatore estremamente controverso per via di un carattere tutt'altro che semplice da gestire, cosa che gli è costata la Nazionale ed anni di critiche a priori da parte della stampa britannica. Zaha è ad oggi una delle ali migliori della Premier League (il miglior dribblatore per quel che riguarda i dribbling riusciti, sia l'anno scorso che in quest'inizio di 2016/17), ma è stato spesso accusato di essere troppo solista e di avere scarsa precisione sottoporta (non a torto purtroppo, dribbling e cross sono di qualità assoluta ma ha uno scarso feeling col goal). In questa stagione sta confermando di essere un prospetto di alto livello, mettendo a referto 3 goal ed 6 assist in 16 partite per il Crystal Palace e regalando agli spettatori giocate da urlo (la rete contro l'Hull City è già candidata a "goal dell'anno" in Inghilterra) ed anche su di lui si è acceso l'interesse di diversi team di prima fascia, Tottenham in primis. In particolare Wilf sembra maturato a livello mentale, che è un po' quello che gli chiedevano tutti: ha 24 anni, questa può essere la stagione giusta per dimostrare di valere le tante belle parole spese per lui in gioventù - nonché i 25 milioni chiesti dal Palace per liberarlo. Nikola Vlasic: Altro croato di ottime prospettive, Nikola è un'ala tecnicamente molto valida ed estremamente rapida, rivale di Coric sul campo (Dinamo vs Hadjuk) ma compagno di merende con la maglia della nazionale. 19enne anche lui, si tratta di un giocatore che fa dell'agilità e della tecnica in corsa le sue armi migliori, dovrà migliorare dal punto di vista della consistenza ma parliamo di un prospetto di grande valore. C'è chi lo paragona a Pjaca, in realtà l'ala della Juve - anche al netto di 2 anni in più - è un giocatore molto più formato, polivalente e pronto per il calcio europeo, mentre Vlasic è ancora indietro dal punto di vista della maturità calcistica. Volendo, per movenze sul campo e stile di gioco, assomiglia più a Perisic. Ma i paragoni lasciano il tempo che trovano, ogni calciatore è unico nelle sue peculiarità e Nikola non ha neanche 20 anni: si farà. O quantomeno, è quello che sperano i nostri scout. Gerard Deulofeu: In tre sole parole: toccato dal talento. A tal punto che, talvolta, dimentica scelleratamente di essere su un campo di calcio, credendo di trovarsi ad una gara di virtuosismi freestyle. Deulofeu è uno di quei giocatori strani, un po' indolenti ma con piedi estremamente raffinati, capaci di suggerire palloni dalle traiettorie inverosimili per le punte e per gli inserimenti dei compagni. Fisicamente ancora gracilino per il calcio inglese, Gerard è uno dei prodotti più anomali della cantera blaugrana, dal momento che le sue qualità migliori sono il dribbling in velocità e dei cross talmente precisi e liftati che sembrano quasi disegnati col compasso; peccato che le palle alte al Barça siano state abolite per legge da almeno una decina d'anni. Fisiologico a questi presupposti un trasferimento in Premier League. Dopo aver chiuso un'ottima 2015/16 con 2 goal e 9 assist in 26 partite, Deulofeu sta subendo molto il brutto periodo dell'Everton in questa stagione, ma parliamo di un'ala dalle qualità intrinseche eccezionali. Se imparerà ad essere meno fumoso ed innamorato del pallone, e più concreto nelle sue giocate, potrà tranquillamente ambire a palcoscenici da Champions League. Yeferson Soteldo: S'è dovuti viaggiare fino in Venezuela per far firmare l'estroso 19enne dello Zamora, uno dei prospetti più interessanti del calcio sudamericano che esula dallo storico dittico Brasile-Argentina. Due parole sul ragazzo: alto 1,60 ed in possesso di qualità tecniche molto importanti, Yeferson nacque in uno dei barrios più malfamati dell'intero Paese - una zona affettuosamente nota con il nome di El Muertico, così per gradire - e come altri grandi prima di lui è cresciuto tra narcotrafficanti e violenze d'ogni genere. Reduce da due titoli vinti consecutivamente con il suo club, del quale è titolare inamovibile dall'età di 17 anni, ha chiuso il 2016 con il premio come miglior giocatore del campionato venezuelano (dopo aver vinto quello come miglior giovane nel 2015) ed è già nel giro della nazionale maggiore. Non è ancora conosciuto a livello internazionale come il collega Penaranda, ma nel suo futuro l'Europa sembra scritta a chiare lettere. Cristian Pavon: Certamente uno dei giovani più conosciuti tra quelli portati in seno all'accademia di Lisbona, Cristian è da tempo nei taccuini degli scout di tutta Europa. Destro naturale, dotato di un tiro alla dinamite che ama sfoderare negli appuntamenti importanti (non un fattore secondario, specie per un giovane, il saper essere lucido e decisivo nelle partite più pesanti), Cristian è uno dei tanti gioiellini sui quali il Boca sta costruendo plusvalenze milionarie. A settembre sembrava tutto pronto per un suo futuro approdo a Napoli per 18 milioni di euro - da sborsare a gennaio 2017 o in estate - ma dalle parti del Vesuvio non confermano né smentiscono, tant'è che nell'incertezza generale, a novembre s'è rifatto sotto il Liverpool. Ad ogni modo, considerati i costi della bottega di casa e quanto fatto vedere dal ragazzo nel 2016, con ogni probabilità andrà a chi porterà in dote a Buenos Aires la valigetta più pesante. Dimitrios Limnios: In Grecia si fa un gran parlare del mancino di Volos, presente - non a caso - in numerose classifiche dei 50 giovani più interessanti d'Europa. Esordiente nel massimo campionato nazionale all'età di soli 16 anni, Dimitrios è un'ala insolita per quelle che sono le abitudini del panorama calcistico locale: dotato di ottima tecnica di tiro e di un tocco di palla decisamente vellutato, il guizzante 18enne dell'Atromitos ha già dimostrato di avere una grande predisposizione per le acrobazie ed il gioco spettacolare. Caratteristica quest'ultima riconducibile forse al sangue misto che gli scorre nelle vene dal momento che sua madre viene dal Brasile, patria dei profeti dello spettacolo e del culto del joga bonito. Dimitrios è alla sua prima stagione da titolare, gioca come seconda punta o esterno d'attacco ed è andato a segno per la prima volta tra i professionisti lo scorso 6 dicembre. L'augurio è che quella rete sia solo la prima di molte. Lazaros Lamprou: Abbiamo voluto prolungare il nostro soggiorno nella terra che fu d'Ettore e di Achille per prelevare dai vivai locali anche questo estroso trequartista, da tempo nel taccuino dell'allenatore che lo segue sin da quando militava nelle giovanili del Panathinaikos. Considerato semplicemente come "il più talentuoso giocatore greco degli ultimi quindici o vent'anni", Lazaros cresce calcisticamente sotto l'egida dei biancoverdi d'Atene, ma smania per la voglia di giocare immediatamente - nonostante i soli 18 anni. La personalità certo non gli manca, ma i continui malumori per le esclusioni dalla prima squadra creano una frattura insanabile con la società, dalla quale Lazaros decide di svincolarsi al termine del contratto per cercare un club che punti su di lui sin da subito. Nonostante gli interessamenti estivi di Genoa ed Inter, il ragazzo compie alla fine una scelta coraggiosa: l'Iraklis. Il suo desiderio è infatti quello di giocare titolare, tutto il resto può aspettare: arriverà. Per caratteristiche tecniche, Lazaros è il prototipo del trequartista moderno: alto 183 centimetri e fisicamente ben dotato, può vantare grandi doti di rapidità ed agilità ma è il suo destro ad avergli fatto guadagnare la fama di miglior giovane promessa di Grecia: chi l'ha visto giocare ne sa qualcosa. Nonostante l'eccezionale mix di straripanza fisica e doti tecniche, unite ad un'eleganza palla al piede che flirta in maniera quasi irriverente con le esigenze degli esteti del calcio, Lazaros dovrà migliorare dal punto di vista caratteriale e della maturità di gioco per fare il grande salto, dal momento che ama scegliere spesso le giocate più difficili pur di dare spettacolo. Ma a 19 anni compiuti giusto ieri, non può essere considerato un problema. Luis Muriel: Se fosse un'opera, sarebbe un'eterna incompiuta; se fosse un concetto filosofico, probabilmente l'eterno ritorno di matrice nietzschiana. Ciò che invece eterno non è - ma si dimostra al contrario fatalmente fulmineo - è la carriera di un calciatore. Luis l'ha capito quest'estate quando, a 25 anni compiuti, stava ancora chiedendosi cosa intendesse fare da grande. Cosa dire di lui che non sia stato già detto? La novità di quest'anno è senz'altro il nuovo atteggiamento mentale, l'essersi messo a dieta e l'aver deciso di seguire regimi di allenamento doppi. I primi risultati di questa "cura" si sono visti, ma ci vorrà ancora del tempo per riuscire a riscoprire il vero Muriel, dopo anni passati ad inseguire la propria ombra. Qui a Lisbona crediamo fortissimamente nel ragazzo, al punto da farne l'elemento-cardine del nostro attacco a dispetto di giocatori che avrebbero potuto fornire certamente maggiori garanzie nell'immediato. Un azzardo giustificato anche dal costo irrisorio del cartellino rispetto al potenziale intrinseco del giocatore, nonché dalle simpatie dell'allenatore dello Sporting che stravede per Luis. Tomas Conechny: Talentuoso folletto argentino in forza al San Lorenzo, Conechny è un nome che ha stregato il gli amanti del calcio giovanile l'anno scorso, quando ha saputo imporsi come uno dei talenti più fulgidi del Sub 17 giocato in Paraguay. Alto appena 1,70 e fisicamente molto gracile (a tal punto che nel 2013 venne scartato del Liverpool perché ritenuto fisicamente inadeguato al calcio inglese), Tomas era finito ai margini anche della Nazionale: nella rassegna paraguayana di categoria gli era stato preferito il ben più prestante Matias Roskopf, ma i risultati scarseggiavano. Così Lemme, esasperato per l'incredibile sterilità offensiva, ebbe l'intuizione giusta: fuori il marcantonio del Boca, dentro quel ragazzino che pareva rubato ad uno spot sul degrado alimentare nei peggiori barrios argentini. Esito scontato: Tomas ne segnò cinque - uno dopo l'altro; capocannoniere albiceleste, ça va sans dire - regalando assist e giocate d'altissima scuola con quel suo mancino col contagiri integrato che ha fatto gridare a molti al "nuovo Dybala". Per ora il ragazzo vuole imporsi nel suo club prima di tentare l'avventura europea, come confermato dal padre manager, il quale ha sottolineato che il Vecchio Continente dovrà essere una conquista meritata sul campo, non il regalo per una manifestazione andata bene. Arrivato per 160.000 euro, Tomas Conechny rappresenta l'acquisto meno oneroso dell'intera campagna acquisti dello Sporting Lisbona. Sardar Azmoun: Siamo arrivati alla conclusione di questa piccola (!) rassegna di presentazione, e vogliamo pertanto congedarci con qualche parola a proposito di Sardar Azmoun, perché qualcuno un giorno disse che gli ultimi saranno i primi - ma solo se i secondi non saranno ancora stati serviti...o qualcosa del genere. Fatto sta che il nostro piccolo ammazzacaffè prelevato dal Rostov sembrava davvero essere nato con le stigmate dell'ultimo arrivato: dato alla luce a Gonbad-e Kavus, in quell'Iran che nemmeno il leggendario Alessandro Magno riuscì a fare interamente proprio, Sardar è figlio di esuli turkmeni; non rappresenta insomma, carta d'identità alla mano, due bacini d'utenza esattamente prolificissimi per il movimento calcistico globale. Eppure le qualità ci sono, e si dimostrano ampiamente al di sopra della norma: se ne accorge per primo il Rubin Kazan, che lo preleva dall'autoctono (e modestissimo) Sepahan aggregandolo alla propria Primavera. E' però il Rostov a garantire al ragazzo un'occasione per mettere in mostra le sue qualità in un palcoscenico come la maggior rassegna europea per club. Lui ringrazia, e timbra due volte in sei incontri (quattro in dieci apparizioni complessive, considerando anche le qualificazioni). Una media non male per un ragazzo di 21 anni che gioca per la squadra dell'oblast sul Don - mica nel Real o nel Barcellona - che diventa straordinaria una volta controllata la caratura delle "vittime" del suo destro: nientemeno che Bayern Monaco (storica vittoria per i russi) ed Atletico Madrid. Particolare non irrilevante: prima di uccellare Neuer, il ragazzo s'è concesso il lusso di mandare letteralmente al bar un pilastro della difesa teutonica come Jerome Boateng. Per ora lo score in campionato è ancora povero rispetto ai goal che il giovane attaccante venuto dall'Iran ha nelle corde, ma il ct della nazionale irachena (che Sardar sta letteralmente trascinando da solo a Russia 2018, con 16 goal in 22 presenze) è sicuro: "Ha tutto per imporsi ai massimi livelli, può diventare una grande stella del calcio asiatico". Un battesimo autorevole e pesante, officiato da un allenatore che di campioni ne ha visto qualcuno, avendo allenato club del calibro di Manchester United e Real Madrid - spendendo poi un biennio alla guida della Nazionale portoghese. L'iraniano è dunque sbarcato a Lisbona - sponda Sporting - dopo una lunga querelle di mercato, fortemente voluto a prescindere da quelli che sono i pregiudizi sui calciatori mediorientali; perché qui noi non crediamo nelle favole. Ma nel talento, assolutamente sì. Finisce qui la presentazione dei nuovi acquisti dello Sporting Lisbona per la stagione in corso. Qualcuno è stato pagato di più, qualcun altro un po' di meno, per nessuno ci siamo svenati, con la consapevolezza che con ogni probabilità, non tutti esploderanno come ci aspettiamo. Ma la sensazione - condivisa da presidente del club e dal reparto di scouting - è che siano state gettate solide basi per un futuro roseo per questo club.
  5. Ci si riprova, stavolta nel forum ufficiale di SM, magari avrà più seguito. Visto che quegli stronzi fan promesse e poi si tirano indietro, facendoci sentire molto indiani nelle riserve statunitensi, vediamo che si riesce a fare qui dentro. Anche perché la comunità internazionale è abbastanza quel che è e non ci sa giocare a SM, noi dell'IWL probabilmente rappresentiamo uno degli ultimi baluardi di quel che si definisce "hardcore gaming" relazionato a Soccer Manager, e sarebbe un peccato buttare tutto perché quelle mezze seghe non ci capiscono una bega di marketing & management. Perciò vediamo se si riesce a ricominciare da qui. Here we go.
  6. Yeah i think they just don't care. Weird marketing choice tho, specially since their official version was that those forums were lost due to a code error, but they were working to solve the problem and add them again "in a couple of months". This sounds like a real mockery now. But whatever. The fact is that our community didn't react good to the forced migration, specially since the developers themselves promised to implement those forums again. There is a GW where a deal could be declared official only if both parts confirmed it in the GW's forum (not anymore now), for example, and you could read in it literally hundreds post wrote by people who tried to promote a player they wanted to sell, who analyze matches or just wanted to say "hello" or chilling around. There are players there who managed the same team for 2 or 3 years, and they're still there (like me). Every custom game world is like a little family and needs its open space to socialize, that's the way i (we) like it. Unfortunately the silence around this issue is an indicator that owners doens't really pay great attention to the community feedbacks, i mean they couldn't even provide a clear answer in months. Maybe they don't give a huge f u c k about "hardcore gamers" who only play custom (assuming the concept of "hardcore gamer" could be applied to SM lol), and their marketing strategy is fully oriented on solo mode and standard GWs. This would explain lot of things. Well i think i'm gonna start a brand new topic dedicated to the IWL (the GW i was talking about) here, i'm not sure that people will follow it as before but it's worth a try.
  7. It's not just a matter of language (despite this could be an important factor aswell), it's more about the sub-communities which had been created around - and due to - those forums. They were like a direct extension of a GW with the related topics, such as micro-communities of players. Several worlds into the world regulated by their own specific rules and unique dynamics. Even if you speak english, those forums were your beloved "sweet home-mother tongued" places where everything was intuitive and easy. Yes you could start a new topic here now, but you know it's not the same, the environment is different...this is more like an aseptic mishmash of "everything about italian/french/spanish/etc things in a unique section". I think that more than 90% of the former ita forum users never wrote a single post here. And that's a true handicap for the community, so it is for our GWs for obvious reasons. For example, a new player who just subscribed the forum was immediately introduced to the game, the community and to our best GW's, the community itself was fresh and highly responsive. Now many people left, others are just unmotivated and that familiar atmosphere has been almost totally destroyed. This is the real problem i'm talking about.
  8. Since the forum sorted by nationality were closed, the community started struggling. The core of SM2016 is the community itself, but i saw that many players started to feel disoriented and confused once the developers deleted our forums then decided to don't give them back to us. Several GW are failed because of that, tons of posts have been lost, and lotta communities have not their "place to stay" anymore. The matter is easy: the higher percentage of SM16 players don't play this game because of the solo mode, or because SM16 has the best game engine among the soccer management games availables online, they play SM16 because its system is very, very, very amusing and competitive: real "up&downs" of real players is a brilliant idea, and this is exactly what made this game popoular. SM16 is for everyone, but only true football lovers really succeed the hardest challenges: you start tracking players aged 18 (even below) worldwide, from Kazakistan to China, from Brazil to Australia, you breath it, you live it. SM16 can make you feel like a real talent scout (how many times did you surprise yourself watching the results of a transfert window and thinking "Meh, i could do it way better"?). This is the biggest part of this game. But without discussions, without an instrument of daily comparisons as the national forums were, a huge part of this simply gets lost. You just write 30-40 words on the in-game board from time to time, and that's all. Yeah the main SM forum is still up, but you know it's incomparable with the precedent system, and everyone i asked about this agreed. I don't know why developers decided to ignore this basic issue, but since they turned a deaf ear about it, i decided to question the entire community: is it just the italian community who's drowning without the vital support of national forums, or you feel us and you agree with us too?
  9. LO SCHALKE CHIUDE IL MERCATO! Dopo due tornate che hanno dissanguato le casse del club, rimaste con soli 25.000 euro di liquidità disponibili, è verosimile supporre che il mercato in entrata del club tedesco sia da considerarsi chiuso. Il Presidente e l'allenatore Youtouchmytralalà sono orgogliosi di dare il benvenuto ai nuovi acquisti, augurando loro una felice e duratura permanenza in quel di Gelsenkirchen. Ma passiamo ora alle presentazioni per reparto. Ecco chi saranno i nuovi volti della rosa della rosa dello Schalke per la prossima stagione: DIFESA -Niklas Sule: è lui l'unico difensore acquistato nel corso di questa sessione. Ci puntiamo praticamente tutto, convinti che diventerà un pilastro imprescindibile dello Schalke e della Nazionale Tedesca CENTROCAMPO -Martins Renan: questo ragazzotto, proveniente dall'Avai, ha positivamente impressionato i nostri scout. In patria è molto ben considerato, speriamo di averci visto lungo. -Tonny Vilhena: il gioiellino di casa Feyenoord potrà essere un'ottima alternativa per il centrocampo titolare, nell'attesa della sua definitiva maturazione. -Naby Keita: l'ultimo prodotto della fiorente cantera del Salisburgo approda in Bundesliga, come tanti altri prima di lui. L'asse è di quelli storicamente molto floridi, gli auguriamo le stesse fortune di chi l'ha preceduto in questa tratta. Anzi, anche di più. -Oleksandr Zinchenko: il futuro dell'Ucraina passa dal piede sinistro di questo ragazzino che, a soli 19 anni, ha già fatto innamorare gli scout del Dortmund. Da qualche giorno si era aggiunto persino il Manchester City di Guardiola. Noi, zitti zitti, ce lo portiamo a casa prima di dovercene pentire. -Matheus Pereira: altro ragazzotto molto corteggiato, Matheus alla fine ha deciso di firmare con noi. In patria è considerato un craque, vedremo se confermerà le eccellenti promesse. -Rodrigo Bentancour: discorso analogo per quello già visto con Pereira, Rodrigo aveva molto estimatori, ma alla fine ha deciso anche lui di tentare l'avventura tedesca. L'abbiamo seguito a lungo, e siamo convinti che abbia tutte le qualità per poter diventare un membro imprescindibile della prima squadra. -Dennis Praet: uno dei nostri pupilli, per lui abbiamo offerto tutto ciò che potevamo, convinti che abbia l'età e le qualità giuste per affermarsi presto come uno dei gioielli più luminosi del calcio internazionale. Sicuramente uno degli investimenti più esosi, ma al contempo più promettenti, dell'intero mercato in entrata. ATTACCO -Armindo Bruma: considerato il miglior prodotto delle cantere portoghesi della sua generazione, Armindo è un'ala tutta estro e rapidità, che fa del dribbling un'arma letale. Nonostante la brutta frenata rappresentata dai problemi fisici al ginocchio, ora sembra essersi lasciato alle spalle il terribile infortunio, ed è tornato a brillare come un anno e mezzo fa. Un acquisto a prezzo relativamente contenuto, ma che potrà darci enormi soddisfazioni. -Gianluca Lapadula: è lui l'uomo del momento della Serie B italiana, lo vogliono più o meno tutti. E alla fine ce lo prendiamo noi con la convinzione che qui, a Nord della Vestfalia, possa finalmente ottenere la dovuta consacrazione internazionale. -Nico Lopez: il ragazzino ce ne ha messo, di tempo. Sabatini lo adorava, o suoi allenatori un po' meno: "troppo anarchico, troppo discontinuo, troppo leggero". Dicevano così anche di un altro mancino che di questi tempi sta incantando l'intera Premier League. I suoi 7 centri in 11 partite in Uruguay, conditi da 4 reti in 8 incontri di Copa Libertadores, ci hanno convinti a riportarlo in Europa. Questa volta, per rimanere. -Akram Afif: da molti indicato come il miglior talento dei vivai del Medioriente, Akram è un esterno d'attacco ancora acerbo, ma visto il risibile esborso riconosciuto per portarlo nella nostra cantera, avrà tutto il tempo che gli servirà per maturare a dovere. -Lazaros Lamprou: gli addetti ai lavori della terra d'Achille e d'Omero concordano solamente su due cose: che l'ouzo sia il miglior liquore che ci sia al mondo, e che "un talento così non si vedeva in Grecia da decenni". Agile, rapido di testa e di piede, in possesso di una tecnica sopraffina ma anche di un fisico adatto al calcio moderno (dati i suoi rispettabilissimi 183 centimetri), Lazaros figura sul taccuino di molti grandi club di tutta Europa, per un motivo ben preciso. Noi, che sappiamo qual è, siamo ben lieti di portarcelo a casa. -Marko Pjaca: volendo prelevare solo il meglio dai bacini d'utenza storicamente più fortunati della Bundesliga, non poteva certo mancare lui, il "vero top player del campionato croato": 21 anni, l'età giusta per tentare il grande salto, talento da vendere e tanta voglia di spaccare il mondo. Benvenuto Marko! -Luuk De Jong: tra tanti ragazzini terribili c'è spazio anche per un redivivo Doc, un talento mai sbocciato fino in fondo ma sul quale siamo disposti a puntare ad occhi chiusi. Luuk ci ha fatti innamorare sin dai tempi dell'Under 21 oranje, ed ora che è tornato alla ribalta grazie alla sua strepitosa stagione al PSV siamo ben lieti di concedergli un'altra occasione nel calcio che conta. Studiando da Huntelaar, uno che di goal qualcosina ne sa. -Gabriel "Gabigol" Barbosa: BOOM. Un quinto dell'intero budget del mercato volato per un ragazzino di 19 anni, ancora fermo in Brasile. Basta questo per capire, in proiezione, quanto lo valutiamo. D'altronde Gabigol non ha bisogno di presentazioni, si tratta indubbiamente del fiore all'occhiello del nostro mercato, forse la perla più limpida tra tutte. In una Bundesliga ch'è terreno tendenzialmente avulso ai brasiliani, siamo convinti di avere portato a Gelsenkirchen il più grande talento della "Terra del Calcio". Per la sentenza definitiva, non servirà interpellare i posteri: basterà attendere un anno o due. Ecco uno stralcio estrapolato dall'intervista post-presentazione dei nuovi acquisti: I: mister, due parole sul mercato in entrata per questa stagione? Y: "Tanta roba". Due parole per davvero. Ma che racchiudono tutta la soddisfazione per un mercato che, vista anche la concorrenza, ci ha lasciati pienamente soddisfatti.
  10. Bella sfida con lo Schalke, non l'ho mai avuto. Le ambizioni sono alte, non tanto nell'immediato ma per quel che riguarda l'allestimento di un organico di qualità. In accordo col presidente, dalle parti di Gelsenkirchen l'imperativo è uno: rifondare!
  11. Drafo

    Dear SM

    Siete veramente una cosa strana, e mi limito a questo aggettivo. Avete voluto puntare tutto sul single player, fottendovene il cazzo del fatto che qualsiasi stronzo oggi come oggi possa scaricarsi liberamente FM16 un mese e mezzo dopo l'uscita, o al limite comprarlo sottocosto su steam dalle versioni estere meno costose per poi cambiare il linguaggio. Che equivale un po' a calarsi i pantaloni, prendere Mia Khalifa subito dopo una ganbang made in Congo e dirle "ora ti faccio urlare, baby". Il single player è un supplemento carino, ma si tratta sempre di un qualcosa in più, un contorno gradito. Prenderlo come prodotto di punta è un'idea di marketing fallimentare, perché ciò che vi rende unici sulla piazza è il mutlyplayer con calciatori reali le cui oscillazioni sono basate sulle loro prestazioni. E' questa la genialata che tiene insieme il progetto, non uno scimmiottamento delle altre centinaia di manageriali su pc. E' per questo che l'utenza vi segue. Se dovesse venire a mancare questa cosa, chiudereste baracca domani. Insomma ci avete messo un po' a capire che puntare tutto sul singolo era una cagata, ma fa nulla. Capita di sbagliare. Avete dato un po' d'amore al multyplayer, e guarda caso, pensa un po', la passione dell'utenza è rifiorita. Sì, ma con riserva: perché la lentezza nel risolvere bug imbarazzanti e la vostra noncuranza verso questioni decisamente elementari, continua a seminare malcontento nella community. Carina l'idea di rendere disponibile la versione old per andare incontro all'utenza, ma non basta. Sembra quasi che viviate su un altro pianeta, che non riusciate a far combaciare le esigenze dell'utenza con il vostro marketing plan. E se così fosse, vi consiglio pane e acqua ai vostri analisti perché sarebbe una cosa grave. Ora, arriviamo al punto: i forum. Siete delle teste di cazzo, lo ripeto, perché ignorate completamente che nel 2016 - e nella fattispecie su internet - la fortuna di un qualsiasi prodotto risiede nella creazione di un modello comunicativo efficace. Facebook, Twitter, perché hanno avuto tanto successo secondo voi? Perché la gente MUORE dalla voglia di comunicare, di affermare sé stessa, di interagire, e quanto più sono intense e frequenti le interazioni tanto più si fidelizza la community. Leggasi: la si tene appiccicata al prodotto. I forum per nazionalità sono l'ABC di un progetto del genere, o almeno dovrebbero esserlo. Questo è un gioco dove si parla di calcio, si vive di calcio, si respira di calcio, nel quale si vanno a sondare i quindicenni nelle peggiori regioni del mondo solo per poter dire "io l'ho visto prima di te"; nel quale si può acquistare un calciatore che sta facendo cagare per poi ribadire agli amici, come nel più classico dei te-l'avevo-detto: "Visto che non era finito?". Ma come cazzo fate a non capire l'importanza delle interazioni tra gli utenti per la fidelizzazione di una community in una realtà del genere? Siete stati a porcini in Messico di recente? No perché questo spiegherebbe molte cose. Chiudo qui. Non tradurrò il messaggio in inglese semplicemente perché non ne ho voglia, rischierei di sbattermi tanto per nulla. Quel che avevo da dire l'ho detto, spero solo che ci arriviate anche voi prima di mandare tutto in vacca. E credetemi, ci siete più vicini di quanto pensiate.
  12. What a Ljajic. When i said that the lad could be a champion, many Roma supporters disagreed and called him "Lazy useless half player" (no matter that he had been their top scorer last season lol). And here we are now: Iturbe desaparecido, Ljajic best Inter player so far (with Miranda). Roma (coach and supporters) just didn't understand him, they didn't even tried. Garcia confined him on the wing role (despite he clearly didn't suit that role at all) and supporters branded him as "average player" cause he could not run as fast as Gervinho or Iturbe. He's basically pure technique, a great offensive central midfielder, he only needed to be put back to his main position. And with Mancini, we are starting to see his real potential. Inter will pay about 11M euros for him, a very small change compared to his real value. GJ Rudy.
  13. Riferimento: Re: English Premiership Rating Predictions
  14. Riferimento: Re: English Premiership Rating Predictions I love Sigurdsson, but 90 would be a bit too much, he has the potential to get it (he can reach 91/92 in my opinion, i think he's so underrated...) but later in the season.
  15. Riferimento: Re: Riferimento: English Premiership Rating Predictions
  16. Riferimento: English Premiership Rating Predictions What about Nathan Baker? He played 30 games (2477 minutes) last year, this season he was almost a regular since his injury, (he played 7 matches on 11, 5 times as starter, 4 times the whole match), and he's still 85. Can he get a +1? And could Clark get a +1 too? I'd sell him, but i'm hesitant because i fear he could rise like the day after. If he has a chance to gain a +1, i wait for that and i'm selling him once he gets it. Otherwise, i'll accept the offer tomorrow. Ty in advance.
  17. Riferimento: Re: English Premiership Rating Predictions Sterling is by far one of the strongest wings in Premier League. Lallana is strong ok, he deserves his 90, but Sterling can reach 92/93 in a near future if he keeps growing like this, he's just amazing. I'd love to see him in Juvenuts (it will never happens, i know, i'm just wondering...).
  18. Riferimento: Re: English Premiership Rating Predictions
  19. Riferimento: Re: Riferimento: English Premiership Rating Predictions
  20. Riferimento: Re: Riferimento: English Premiership Rating Predictions
  21. Riferimento: English Premiership Rating Predictions Why you all dislike Kompany? He's a beast. Mr 40 millions Mangala can only dream to become such a strong defender. If he was perfect he had a rating of 100, and indeed he's not. But his 94 suits his great skills.
  22. Riferimento: Re: Buy, Sell or Keep Thread?
  23. Riferimento: Re: Riferimento: Re: English Premiership Rating Predictions
  24. Riferimento: Re: Riferimento: Re: English Premiership Rating Predictions
  25. Riferimento: Re: English Premiership Rating Predictions
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